Cibi raffinati e iperattività

bambini iperattivi

Sempre più spesso i genitori si sentono ripetere, soprattutto a scuola, che “il bambino è iperattivo, non si concentra e non si applica” senza considerare che in molti casi questo può dipendere da un modo non adeguato di nutrire i nostri figli.

A causa di una mancata educazione alimentare, in assoluta buona fede, tendiamo ad alimentare il nostro bambino con cibi confezionati e raffinati, quindi impoveriti, per di più ricchi di zuccheri semplici che predispongono, udite udite … all’iperattività!

Forse a causa dell’aumentato consumo di zucchero da parte della popolazione in generale e dei bambini in particolare (merendine, bibite gasate, etc), è sopraggiunto il dubbio che questa sostanza potesse essere correlata a ADHD (disturbo da deficit di attenzione).
L’ADHD tra l’altro è un disturbo che trova le sue origini addirittura a partire dall’alimentazione materna al momento della gravidanza. Molti bambini iniziano a mostrare segni di iperattività già prima della nascita, ovvero nell’utero materno. Si riscontravano quindi sintomi come: singhiozzo frequente, calci che provocavano dolore, indolenzimento interno. Molte donne hanno correlato l’insorgenza di tali disturbi all’ingestione di determinati cibi.

Una volta nati, in seguito, molti bambini hanno iniziato a mostrare segni di iperattività già prima dei 10 mesi di vita. Segnali che, se riconosciuti, possono prevenire alcuni disturbi comportamentali. Oltretutto la crescita dell’ADHD è stata direttamente proporzionale all’aumento dell’obesità infantile: nel nostro Paese, infatti, nel 1999-2000, la percentuale di bambini e adolescenti in sovrappeso raggiungeva circa il 20%, mentre era pari al 4% la quota degli obesi. Il problema interessa soprattutto la fascia di età 6-13 anni, e predilige i maschi rispetto alle femmine (Giordani, 2002).

E’ inoltre provato che l’obesità sia legata allo squilibrio insulino-glicemico causato dall’abuso di zuccheri semplici e guarda caso l’abuso di zuccheri e l’alterazione ipo o iper glicemia provoca iperattività.
Come si apprezza sul sito di Federalimentare, gli Italiani consumerebbero 25,5 Kg di zucchero annui a testa. E nel 2010 il 6,4% della spesa è stato destinato a zucchero e prodotti dolciari. Nel 2008, uno studio ha evidenziato che il 41% dei bambini italiani assumeva bibite zuccherate e/o gassate almeno una volta al giorno con percentuali diverse nelle regioni italiane. Nel 2010 si è passati al 48% (Okkio alla salute, 2010).

Secondo alcuni studi i bambini iperattivi rispondono in maniera differente rispetto agli altri all’assunzione di quantità elevate di zucchero; in situazione “normale” l’assunzione del dolce provocava un aumento dell’insulina e conseguente ipoglicemia. Quindi i bambini non iperattivi producono elevate quantità di adrenalina, che contrasta l’azione dell’insulina e dunque aiuta a mantenere la glicemia, mentre i bambini iperattivi producono la metà dell’adrenalina non riuscendo a contrastare l’insorgere dell’ipoglicemia. I comportamenti legati dell’ipoglicemia sono proprio iperattività, difficoltà a concentrarsi, agitazione, come per l’ADHD, ma anche sonnolenza e stanchezza. Dunque, ci potrebbe essere sì un fattore genetico, ma legato al metabolismo dello zucchero (Ghanizadeh A, Haddad B, 2015).

Tirando le somme, cosa possiamo fare quindi per l’alimentazione dei nostri figli? Del resto privare un bambino del “dolce” è un po’ una crudeltà. Bastano pochi e semplici accorgimenti:

Usiamo zucchero integrale di canna o zucchero naturale, che è un buon alimento, mentre lo zucchero bianco raffinato non solo è una pura fonte di calorie ma è anche privo di qualsiasi apporto nutritivo.

Evitiamo farine raffinate come la 0 o 00. Nel processo di raffinazione si perdono componenti nutritive importanti come le vitamine del gruppo B ed E e gli amminoacidi, oltre a provocare un aumento della glicemia e conseguente incremento dell’insulina. Pertanto concentriamoci sull’uso di farine, ma anche pasta e cereali, integrali.

Prepariamo dolci fatti in casa, piuttosto che comprarne di confezionati. In questo modo possiamo scegliere noi stessi gli ingredienti ed essere sicuri che all’interno non vi siano edulcoranti.

Come diceva il celebre Dr Frankenstein: “Si – può – fare!”

Fonte: http://www.nutrizionistiperlambiente.org

 

Dott.ssa Melissa Finali
Scientific communicator & Nutritionist
mobile: +393407793202
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