Ieri prepotenti, oggi BULLI

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Sono all’ordine del giorno, basta aprire i social che veniamo bombardati da video che raccolgono milioni di visualizzazioni e numerosi commenti positivi e negativi.

Il mal capitato è sempre al centro di un’“arena umana” e un “animale” gli gira intorno, “ruggisce” per spaventare, alza ogni tanto la sua “zampa” e colpisce il poverino o la poverina di turno.Il verso dell’animale è potente, urla, minaccia, insulta e colpisce ancora.

Nel suo bel monologo si sentono sempre le solite frasi “Ti spacco la faccia” o “Ti ammazzo”.

Accidenti che paura!

Ma guardando meglio questi “capolavori” del cinema, ah no è la realtà, non ci troviamo nell’ Antica Roma, al centro dell’arena non c’ è un gladiatore, ma un ragazzo o una ragazza, preadolescente o adolescente, che riceve gratuitamente minacce e percosse da parte del bullo del quartiere o della scuola.

La nostra attenzione si ferma sul predatore, in realtà risulta essere un coetaneo, chissà cosa avrà scatenato tanta rabbia! Ascolti i dialoghi ed escono fuori frasi tra le più banali, foto che non dovevano comparire sui social, uno sguardo di troppo a quella o quel ragazza/o, richiesta di passare i compiti, per non parlare degli insulti che volano per l’aspetto fisico, la condizione socio-economica o il Paese d’ origine.

Ciò che lascia perplessi non è la paura della vittima o la prepotenza di chi aggredisce, ma il pubblico che immortala la scena non curandosi minimamente delle conseguenze… perchè sul web a fare la figura di chi guarda e non interviene la fanno pure loro.

Il Bullismo, oggi si chiama così, è sempre esistito. Una volta venivano chiamati prepotenti coloro che se la prendevano con i più deboli. Già, ma più deboli rispetto a chi? Perché vedendo i vari filmati, deboli sono coloro che incitano il bullo e riprendono la scena con il telefonino, debole è il bullo che preso singolarmente o senza il “suo” pubblico non avrebbe mai il coraggio di reagire in questo modo, debole è la vittima che a volte non parla, non racconta per paura di qualche ritorsione e spesso decide di farla finita perché non trova altre vie d’ uscita.

Però ci sono, eccome se ci sono.

La ragazzina che in quinta elementare pesta la sciarpa della compagna di classe convinta di non essere vista non può passarla liscia, merita di essere richiamata dall’ insegnante perché da queste prepotenze si passa poi agli insulti e alle mani.

Così come il ragazzino che in quinta elementare prende di mira il compagno in sovrappeso merita di essere rimproverato dai docenti. E sto parlando di bambini di dieci anni perché è già da questa età che si può parlare di bullismo.

Purtroppo capita che non tutti gli insegnanti sono propensi a spendere qualche ora di lezione per dialogare con i loro alunni perché è più importante stare al passo con i programmi ministeriali che affrontare una lezione di vita.

Iniziare poi il discorso a casa a volte non è semplice, ci sono quei ragazzini che hanno alle spalle una solida famiglia e affrontano il problema serenamente, altri invece questa fortuna non ce l’hanno perché i genitori sono troppo presi dalle loro preoccupazioni o non prestano attenzione a quello che è un vero e reale disagio della società giovanile.

Spesso si sente dire “i prepotenti ci sono sempre stati” e si fa spallucce.

Sì, è vero, i prepotenti ci sono sempre stati e probabilmente sempre ci saranno se questi ragazzi non hanno adulti capaci di ascoltarli o in grado di mettere da parte la “burocrazia scolastica” e si rendano conto che rimandare la spiegazione di un capitolo di Storia non rallenta i programmi ministeriali, ma sicuramente permette alle “vittime” di non sentirsi soli e ai “bulli” di ragionare sui propri comportamenti.

Chiara Mancarella: Pedagogista clinico;

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